La commercializzazione e la nascita delle cantine
Non tutto il vino prodotto veniva conservato nelle cantine; in gran parte era venduto a grossi commercianti e destinato ai mercati della Lombardia.
Terminata la pigiatura cominciavano ad arrivare per gli assaggi i mediatori che acquistavano sia uva che vino per conto dei commercianti.
La vendita era effettuata dal fattore o direttamente dal padrone, cui spettava la metà del vino prodotto.
Per la misurazione si usava l’ettolitro (etòliter) e, prima dell’introduzione del sistema metrico decimale, il soglio, una misura locale. Il trasporto era fatto da barocciai.
Agli inizi del ‘900 con la nascita delle cantine sociali comincia l’epoca della vinificazione su scala industriale.
Le cantine sociali si prefiggevano di migliorare la qualità dei vini e di difendere gli interessi dei coltivatori, troppo esposti alle variazioni dei prezzi. All’inizio faticarono a decollare: la Cantina Sociale di San Martino in Rio, costituita il 26 novembre 1906, pigiò il primo anno di attività solo 1557,28 quintali d’uva.
Il mercato era ancora dominato dai grossi commercianti e dalle cantine private, i cui proprietari comperavano l’uva dal contadino e producevano direttamente il vino. Costoro, anziché vendere il prodotto in botti, preferivano imbottigliarlo e vendere le bottiglie ad alberghi e osterie.
Le più importanti cantine private erano: la Cantina di Barigazzi Giovanni e quella di Barigazzi Virginio a San Martino in Rio, la cantina di Bertani Raffaele a Stiolo, quella di Luigi Tirelli a Lemizzone, la cantina di Magnani Giacomo e figli a Prato, quella di Lini Oreste a Canolo e quella di Righi Giacomo a Correggio.
