Il carro agricolo reggiano-modenese

Il carro a quattro ruote era prima di tutto un indispensabile strumento di lavoro usato in tutti i momenti del ciclo agrario per il trasporto di grano, fieno, uva e concime. Serviva inoltre per andare ai mercati e alle fiere, per trasportare le masserizie nei traslochi da un podere all’altro ed accompagnava i contadini negli avvenimenti più significativi della vita: battesimi, matrimoni, funerali processioni.  Diventava in queste ricorrenze un importante simbolo di prestigio sociale.

I contratti di mezzadria assegnavano al contadino l’onere degli attrezzi del bestiame e della forza lavorativa. Possedere un carro significava avere buoi per trainarlo e dunque possedere un capitale da investire nella lavorazione della terra. Un carro riccamente decorato, per il suo costo, era segno di qualificazione sociale.

Il carro era costruito interamente a mano e i singoli pezzi esigevano un lavoro faticoso e di gran precisione. I legni impiegati erano di diverse essenze, scelti secondo caratteristiche di flessibilità e robustezza e usati tenendo conto degli sforzi meccanici che ogni parte avrebbe dovuto affrontare.

I carradori facevano ricorso a fabbri per le strutture metalliche e a falegnami o intagliatori per le parti scolpite. I vari artigiani ripetevano fedelmente le immagini che una remotissima cultura popolare aveva perfezionato nel corso dei secoli. Nei carri dell’area reggiano ­modenese s’incontrano in modo ricorrente soggetti quali mascheroni, tralci vegetali e figure animali, a differenza dei bolognesi o ferraresi decorati con raffigurazioni cristiane.

tratto da “Archetipi e prodotti industriali”, V. Biondi, G. F. Gasparini, tesi di laurea, Università di Firenze, 1975

Significato simbolico delle decorazioni

Le immagini scolpite avevano una funzione magica propiziatoria e di protezione, perché si credeva, più o meno consapevolmente, che fosse possibile condizionare le forze della natura o tenere lontano il male con la forza che scaturiva dalle immagini stesse.

Il carro esposto al museo è datato 1909 e firmato dalla bottega dei F.lli Iori carradori di Fogliano. Presenta ben cinque serpenti: due nella parte posteriore, due nel timone e uno sulla freccia di ferro battuto.

Il serpente possiede da sempre duplice valenza positiva e negativa: la capacità di rinnovarsi cambiando pelle dopo il letargo è intesa come simbolo di rigenerazione e di rinascita dopo la morte; nello stesso tempo il collegamento col sottosuolo e con la morte lo mettono in contatto con le forze oscure che la cristianità ha identificato col diavolo, il peccato, le tentazioni. Il potere negativo del serpente è tenuto sotto controllo da una vite a forma di gallo che lo fissa alla freccia del carro proprio sul punto magico della nuca.

Il gallo ha il significato di spirito del grano e di animale propizio ai parti è quindi simbolo di fertilità.

Sulla scannello posteriore e sul frontale troviamo ricche volute di tralci di fiori che escono da un vaso. Il tralcio che esce dal vaso riassume in sé tutti i valori fino ad ora individuati perché rappresenta l’albero della vita.

Sotto al carro in posizione non ben visibile sono poste le tre maledizioni (maledisiòun) in numero magico e in ferro battuto, metallo considerato valida difesa contro i malefici. Esse raffigurano germogli con foglie o fiori, ma sempre con forma terminante a punta per annullare le maledizioni della parola che potrebbe investire il carro e i luoghi dove passa. Vi sono infine, allineate ai lati dell’albero centrale, sempre in numero magico, sette borchie di ferro battuto. 

All Rights Reserved