La famiglia contadina

Dato il numero elevato dei componenti era indispensabile per la famiglia una struttura gerar­chica che garantisse la ripartizione dei compiti e la limitazione della conflittualità. 

Il capofamiglia (arzdor) organizzava tutto il lavoro, teneva l’amministrazione e curava i rapporti con il proprietario della terra. 

Il figlio maggiore dirigeva il lavoro dei campi, un altro si occupava del bestiame e dei lavori di stalla. Altri ancora si occupavano della vendemmia e dei vari lavori stagionali. 

La moglie del capofamiglia (arzdora) dirigeva i lavori domestici aiutata dalla nuora più anziana. I bambini, finché neonati, erano tenuti a letto, poi nell’aia in rudimentali box o in campagna. Frequentavano un anno o due di scuola poi andavano a lavorare nei campi.

Ritratto di famiglia, S. Matteo (Modena), 1937. AFM266
Ritratto di famiglia, 1930 ca. AFM4889

In periodi di lavoro intenso, mietitura e vendemmia, il mezzadro a volte assumeva dei brac­cianti (óvri) cioè lavoratori agricoli stagionali che vivevano spesso in camere d’affitto al centro del paese.

Le lotte contadine dal ’45 al ’55 furono condotte proprio da mezzadri e braccianti per migliorare le condizioni di vita e di lavoro, ma la riforma agraria arrivò tardi, quando già l’esodo dalla campagna era iniziato e quando l’industrializzazione aveva spinto numerosi giovani ad abbandonare il lavoro dei campi.

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