Dato il numero elevato dei componenti era indispensabile per la famiglia una struttura gerarchica che garantisse la ripartizione dei compiti e la limitazione della conflittualità.
Il capofamiglia (arzdor) organizzava tutto il lavoro, teneva l’amministrazione e curava i rapporti con il proprietario della terra.
Il figlio maggiore dirigeva il lavoro dei campi, un altro si occupava del bestiame e dei lavori di stalla. Altri ancora si occupavano della vendemmia e dei vari lavori stagionali.
La moglie del capofamiglia (arzdora) dirigeva i lavori domestici aiutata dalla nuora più anziana. I bambini, finché neonati, erano tenuti a letto, poi nell’aia in rudimentali box o in campagna. Frequentavano un anno o due di scuola poi andavano a lavorare nei campi.
In periodi di lavoro intenso, mietitura e vendemmia, il mezzadro a volte assumeva dei braccianti (óvri) cioè lavoratori agricoli stagionali che vivevano spesso in camere d’affitto al centro del paese.
Le lotte contadine dal ’45 al ’55 furono condotte proprio da mezzadri e braccianti per migliorare le condizioni di vita e di lavoro, ma la riforma agraria arrivò tardi, quando già l’esodo dalla campagna era iniziato e quando l’industrializzazione aveva spinto numerosi giovani ad abbandonare il lavoro dei campi.
