Il lavoro della terra
L’aratura iniziava alla fine di luglio, dopo la mietitura.
A seconda della natura del terreno, all’aratro (piōd) si aggiogavano 2, 3, 4 paia di buoi o di vacche (vacca reggiana “formentina” utile da lavoro, da carne e da latte). Se il letto di semina, dopo l’aratura e l’erpicatura, presentava ancora zolle grosse, si interveniva manualmente con speciali mazze di legno (masōl). La semina era fatta in un primo tempo a mano, spargendo il seme in modo uniforme e coordinando il movimento del braccio con il passo, in seguito con la seminatrice a carriola.
Nell’ultima decade di giugno iniziava la mietitura, fatta a mano con la falce messoria (msóra).
I covoni erano trasportati sull’aia con il carro (câr), pronti per la battitura che veniva praticata in vari modi: battendo il grano con il correggiato (sércìa), oppure facendo battere il grano da animali che trascinavano grosse pietre o un rullo di legno (ruglòun o ruzlòun).
Finita la battitura si passava alla ventilazione per separare il grano dalle glume (lòch). Questa operazione poteva essere compiuta o con un catino di legno rettangolare (vassùra) agitato ritmicamente oppure usando una pala di legno (palôt) con cui si lanciava il grano controvento ottenendo la separazione dalla pula grazie al diverso peso.
Tre o quattro volte nell’arco dell’anno si procedeva alla falciatura dell’erba, fatta a mano con la falce fienaia (fèra). Si falciava l’erba dei prati, dei fossi di scolo e lo strame, cioè quanto rimaneva nei campi dopo la mietitura. Quando il filo della lama si deteriorava, si affilava con la cote (préda) tenuta sempre a bagno dentro un corno di bue o In una guaina in pelle o in legno appesa alla cintura, porta-cote (culêr). Via via che si procedeva con la falciatura, iniziava il lavoro della fienagione. L’erba tagliata veniva sparsa e rivoltata con le forche (fursèini) poi caricata sui carri per essere riposta nel fienile. Il fieno che cadeva dai grossi mucchi era recuperato per mezzo di rastrelli con larghi denti inclinati (rastée), mentre sul carro un contadino, con il tridente (forca o furcòun) distribuiva il fieno in modo uniforme.
Aratura, AFM48
La trebbiatura
La trebbiatura nella sua forma più elementare consisteva nel battere le spighe, sparse sull’aia, con bastoni o con correggiati (sércia). Da questo antico gesto deriva il termine dialettale di batdura, esteso in seguito anche alla trebbiatura meccanica. Un altro sistema molto utilizzato era quello di far passare sopra le spighe cavalli o buoi che, con i loro zoccoli, facevano uscire le cariossidi dalle glume.
Altri metodi consistevano nel trascinare sul grano una pesante pietra o una tavola di legno munita di rostri in ferro, o ancora un rullo a sbalzo (róll). Il rullo veniva rotolato da buoi o cavalli sopra il grano e gli spigoli facevano uscire i chicchi dalle spighe. Questo procedimento è quello di cui si ha maggiore memoria nella pianura reggiana.
Trebbiatura con pietra, 1920 ca. Foto di Paul Scheuermeier, da “Il lavoro dei contadini”, Longanesi, 1980
Trebbiatura con tavola, 1920 ca. Foto di Paul Scheuermeier, da “Il lavoro dei contadini”, Longanesi, 1980
Trebbiatura con rullo a sbalzo, 1920 ca. Foto di Paul Scheuermeier, Biblioteca Panizzi (Reggio Emilia)
Già intorno al 1870 si cominciarono ad usare le prime trebbiatrici moderne (màchina da bàter) azionate da un motore a vapore alimentato con legna o carbone. Il loro rendimento era molto superiore a quello dei vecchi attrezzi, ma la loro diffusione all’inizio degli anni ’20 era ancora limitata.
Trebbiatrice meccanica, 1910 ca. AFM699
Intervista a Erminio Pavarini
tratta da “Il Museo dell’Agricoltura e del Mondo Rurale. Testimonianze di vita e cultura del mondo agricolo reggiano dalla metà del secolo scorso alla meccanizzazione agricola”, un film di Mario Turci, prodotto da Fausto Montanari
Intervista a Ivanno Pietri
tratta da “Il Museo dell’Agricoltura e del Mondo Rurale. Testimonianze di vita e cultura del mondo agricolo reggiano dalla metà del secolo scorso alla meccanizzazione agricola”, un film di Mario Turci, prodotto da Fausto Montanari
