TERRA E LAVORO
Superficie della provincia di Reggio (1860-1960):
Ettari 228.000, di cui 114.000 di pianura e 114.000 tra montagna e collina.
Ha 77.000: tara e terreni boschivi
Ha 40.000: prato – pascolo
Ha 106.000: arativi
Ha 5.000: risaia e altre colture
La coltivazione della vite era tutta promiscua. La vite, generalmente maritata agli olmi e ai gelsi e, all’inizio della piantata, ai noci, interessava circa 86.000 ettari. L’avvicendamento delle colture in pianura divideva il terreno in due parti: una a frumento, 4/5 dell’altra a frumentone, 1/5 a fave, ceci, orzo, avena e simili (marzatelli). La policoltura era imposta sia dal mercato, sia dalla necessità del mondo contadino di avere un’autosufficienza alimentare.
A seconda delle zone e con diversa ampiezza si avevano campi di grano, di granoturco, di patate, di canapa, di barbabietola da zucchero e di foraggio, prati misti di erba medica e trifoglio, appezzamenti di orzo, avena, fave, fagioli, ceci, lenticchie e, nelle zone umide, le risaie. La conduzione aziendale a metà ‘800 aveva nella mezzadria la sua forma più diffusa nella zona di pianura e di media collina, mentre nella montagna era predominante la proprietà coltivatrice diretta, nella “bassa” era diffusa, specie in grosse aziende, la boaria, dove il proprietario o il grande affittuario conduceva l’azienda in economia. Le terziarie o terziadrie erano già in fase di estinzione, grazie al miglioramento dei redditi agricoli.
